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Mobilità insostenibile

maggio 6th, 2018

Dal 2003, da che ne ho memoria, le varie amministrazioni comunali di Lazise promettono (minacciano) il rifacimento del percorso ciclabile lungolago. Dopo 15 anni le promesse/minacce trovano realizzazione: sono da poco partiti i lavori sia sulla dorsale sud (Pacengo-Ronchi) sia su quella nord (Pergolana Lazise-Cisano), tratti che fanno parte di un progetto da otto milioni di euro che dovrebbe riguardare anche tre tratti di strade più interne.
La ratio che si legge nelle carte è quella di “incentivare la mobilità sostenibile” cioè stimolare l’uso della bicicletta al posto dell’automobile. Peccato che insieme alla cementata lungolago, nessuno (né tra le fila della maggioranza né dell’attuale opposizione) abbia pensato a tre punti fondamentali che consentirebbero veramente di usare la parola “sostenibilità”:
1. come accedervi,
2. come far convivere pedoni e biciclette in sicurezza,
3. preservare flora e fauna di un Sito di Interesse Comunitario.
Ne aggiungerei un quarto: se veramente alcuni tratti sono necessari (quello Ronchi-Pacengo non lo è affatto ma per questo allego delle fotografie).


Partiamo dall’accessibilità: gli accessi pubblici sono due, uno si trova sotto il parcheggio Marra di Lazise (in concessione privata, chiude a mezzanotte) e l’altro in località Bosca (sotto il parco divertimenti Movieland). Più di quattro chilometri tra l’uno e l’altro, in  mezzo ci sono i quartieri e le frazioni più popolose del Comune (7050 abitanti) e ben sette campeggi (solo metà dei campeggi del territorio), campeggi che in quanto proprietà private non concedono a nessuno che non sia loro ospite di attraversarle né in ingresso dalla Gardesana né in uscita cioè dal lungolago se non rischiando una denuncia per violazione di domicilio. Sul lato sud, l’ingresso pubblico è quello di via Porto a Pacengo; il secondo accesso (ricavato con fatica qualche anno fa, attraverso un accordo col campeggio Piani di Clodia) è un bel sentiero in mezzo al boschetto di Strada del Roccolino (tra camping Fossalta e Piani di Clodia), impraticabile dalle biciclette e comunque lontano dai quartieri residenziali. Una situazione ai limiti della legalità: cancelli e recinzioni in barba alla legge 1497/1939, ripresa successivamente dalla legge Galasso e poi inserita nelle previsioni del decreto Urbani (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio). L’articolo 142, comma 1 del decreto Urbani definisce infatti come oggetto di tutela e valorizzazione per il loro interesse paesaggistico “i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi”.
Un tema discusso da decenni soprattutto a Lazise, dove il cemento consolida solo uno stato di fatto: il lungolago appartiene ai campeggiatori, impossibile al residente accedervi evitando così di percorrere la Gardesana per raggiungere il centro. Non ha senso dunque parlare di mobilità sostenibile bensì solo e semplicemente di supporto alle economie locali o al massimo al cicloturismo, business europeo da 44 miliardi di euro l’anno che fortunatamente porta green jobs e turismo lento ma che non va confuso con i servizi al cittadino residente. Di certo, i potentati economici del lago non hanno bisogno di grande aiuto da parte del Comune (il fatturato di Gestioni Benacensi cioè Piani di Clodia è di quasi 20 milioni di euro nel 2016 mentre 9 milioni e 400mila quello di Camping La Quercia), Comune che però si mostra comunque generoso: è di qualche mese fa il pomposo taglio del nastro su strada dei Camotti, parzialmente spostata verso la Gardesana per riunire due lotti di proprietà Russo, denudata di siepi e arbusti, cosparsa di enormi lampioni esageratamente frequenti e poi di nuovo abbandonata a se stessa per il resto dei due terzi del percorso. Uno spot elettorale riuscito male perché quella era una stradina già esistente, già pubblica e già facilmente percorribile con i fari accesi ma l’operazione doveva servire per giustificare il parcheggio dei privati. Insomma, bastava molto meno per mettere in sicurezza quella stradina, non serviva dare qualcosa “in cambio di”.  Al Consiglio Comunale del 5 maggio assistiamo ad un nuovo inutile “scambio” che di nuovo ha come oggetto un tratto di percorso ciclopedonale lungolago, questa volta barattato con la concessione per uno stabilimento balneare ai Piani di Clodia. Esattamente come la realizzazione degli altri tre tratti sono stati barattati con la costruzione di un hotel a cinque stelle su una delle strade più pericolose dell’intero territorio comunale, stretta, priva di banchina stradale eppure vitale per l’economia (anche turistica) delle frazioni: via del Terminon.
Se le amministrazioni vorranno sostenere il valore collettivo di un progetto da otto milioni di euro complessivi dovranno avere il coraggio di ridiscutere l’accessibilità del litorale da parte di tutti, compresi i cittadini che sceglieranno di votarli, per esempio istituendo una convenzione con le singole realtà che permettano l’accesso e l’uscita ai residenti o, meglio, prevedendo passaggi pubblici tra le singole proprietà private.
L’alternativa prêt-à-porter è solo la messa in sicurezza con cordoli e attraversamenti semaforizzati della corsia ciclopedonale sulla Gardesana Orientale, invasa da auto in sorpasso, in sosta (vietata) o in uscita dai campeggi nonché di tutte le altre vie secondarie che uniscono i quartieri e le frazioni (le strade provinciali, via San Martino, via del Terminon, via Zappo ecc., che – da dichiarazioni del 2016 – farebbero parte del megaprogetto da 8 milioni).


Veniamo al secondo punto, che riguarda tutti i percorsi attualmente esistenti e non solo il nuovo lungolago cementato: la convivenza tra pedoni e biciclette, facciamo finta insomma di aver risolto la convivenza più problematica e cioè quella tra auto e biciclette.
Trascuriamo innanzitutto il fenomeno del ciclismo da strada (che tendenzialmente usa la strada come una pista e non come un collegamento tra un punto e l’altro) e occupiamoci delle famiglie che usano la bicicletta come mezzo di trasporto (o vorrebbero tanto, se non si rischiasse la vita): la situazione sul lago è quella di migliaia di presenze contemporanee al giorno per un totale di 3 milioni 377mila presenze all’anno per Lazise a cui si aggiungono i soliti 7050 residenti di cui sopra. Cifre che hanno fatto guadagnare a Lazise il primato di comune col più alto tasso di turisticità dato dal peso del turismo in rapporto alla popolazione (dati 2017 Provincia di Verona). Cosa significa? Quasi 54.000 persone in un chilometro quadrato. Ora, esistono delle norme di progettazione di percorsi e piste ciclabili, che – anche sulla base dell’analisi dei flussi veicolari – prevedono disposizioni e elementi differenti. Il decreto ministeriale n. 557 del 30 novembre 1999 (Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche delle piste ciclabili) parla chiaro, talmente chiaro che riserve ai percorsi promiscui (non definibili “piste”) due commi, il 5 e il 6. Innanzitutto i percorsi promiscui pedonali e ciclabili sono realizzati di norma all’interno di zone a traffico prevalentemente pedonale o di parchi o su parti della strada rialzate e delimitate normalmente riservate ai pedoni qualora non ci sia abbastanza spazio per una pista vera e propria. Inoltre, in ambito extraurbano i percorsi e le piste ciclabili dovrebbero avere larghezze maggiorate, di 3,50 o 4 metri se promiscue con i pedoni o ancora maggiori in curva, soprattutto se in discesa. E’ evidente che come non si è pensato a mettere in sicurezza la Gardesana (a tratti addirittura bidirezionale e promiscua pedoni-bici), non si è pensato a sedi distinte – almeno a livello di segnaletica – per mettere in sicurezza pedoni e biciclette sul nuovo lungolago di cemento drenante, materiale che aumenterà naturalmente la velocità delle biciclette (tutti noi lo abbiamo sperimentato almeno una volta sulla passeggiata Bardolino-Garda).


Il terzo punto è quello più lampante, quello che non avrebbe bisogno di grosse discussioni: il tratto a Sud di Pacengo si trova a ridosso di un Sito di Interesse Comunitario, che negli anni novanta l’Unione Europea ha deciso di istituire a zona protetta per le sue specie animali e vegetali. 90 sono le specie animali censite, difficile immaginare che le ruspe, il cemento, l’illuminazione e futuri stabilimenti balneari non le disturbino… Anche per questo aspetto così come per i flussi veicolari e le necessità di mobilità dei residenti, sembrano mancare indagini conoscitive appropriate (il Consiglio Comunale ha deciso per la non necessità di Valutazione di Incidenza Ambientale), che mettano al centro il cittadino e il territorio. C’è ancora tempo ma niente vieta alle amministrazioni di usarlo male, usando le piste ciclabili come merce di scambio e dimenticando di nuovo, come sempre negli ultimi vent’anni, che Lazise è un paese fatto di persone che ci vivono e non una S.p.A.

(autore articolo e foto: Annalisa Mancini)