da “FONTAMARA” di Ignazio Silone (1930)
Il notaio si avanzò verso di noi e lesse l’accordo intervenuto tra la popolazione di Fontamara e l’Impresario, per la spartizione del ruscello.
“L’accordo è chiarissimo” disse. “Tre quarti dell’acqua andranno nel nuovo letto tracciato dal comune e i tre quarti dell’acqua che resta continueranno a scorrerre nel vecchio fosso.”
“Non è così” protestò subito e giustamente Pilato. “L’accordo dice tre quarti e tre quarti. Nient’altro. Dunque, metà e metà. Cioè, tre quarti a noi e tre quarti all’impresario. Tanto per ciascuno.”
“Ma no, ma no” si mise a gridare Losurdo. “L’accordo non è così. L’accordo dice che noi dobbiamo avere i tre quarti dell’acqua e il resto, se c’è un resto, ma, siccome l’acqua è poca, è possibile che neppure ci sia, il resto andrà all’Impresario e anche così soffriremo un torto.”
“Tre quarti e tre quest’è una diavoleria” dissi io perdendo la pazienza. “ Mai si è sentita una simile stranezza. La verità è che l’acqua è di Fontamara, e deve restare di Fontamara.”
Eh, cari miei… non ndovete preoccuparvi!
si tratta della volumetria massima “potenziale”, e non è affatto detto che il comune la concederà.
I mega alberghi accompagneranno il progresso in modo coscienzioso!
Inoltre si tratta di un documento tecnico, non politico!
E poi… in fondo il PAT è solo uno strumento di pianificazione e non di programmazione!